“Giorno dopo giorno”, la forza di raccontarsi

Martedì 24 febbraio al Centro sanitario Moesa a Roveredo, è stato inaugurato il progetto “Emozioni in Rosa”, promosso dal Club Soroptimist Moesano in collaborazione con Ambulanza Moesano, con l’obiettivo di sensibilizzare sull’importanza dello screening mammografico e, più in generale, della diagnosi precoce del tumore al seno. Il pubblico era numeroso, con presenze anche dal mondo sanitario e associativo.

La mostra, visitabile dal 24 febbraio al 13 marzo 2026, si sviluppava su più piani dell’edificio, dal piano d’accesso fino agli studi medici. L’intento è portare il messaggio della diagnosi precoce negli spazi della quotidianità e dell’informazione sanitaria.

Molto indovinata la collocazione della sistemazione dei ventinove pannelli informativi, luogo molto frequentato giornalmente. L’esposizione è stata vista da varie centinaia di persone che ne hanno apprezzato la modalità.

Ad aprire la serata di inaugurazione, la presidente del Club Soroptimist Moesano Erika Ciaponi con il benvenuto e i ringraziamenti alle persone convenute e a Ambulanza Moesano, ricordando anche il 65° anniversario del Servizio, nel cui quadro si inserisce la collaborazione.

Nel dialogo condotto dalla giornalista RSI Alice Pedrazzini, è emersa più volte la parola “paura”, insieme alla necessità di distinguere la persona dalla malattia. Lo ha sottolineato Jolanta Jozefowski, presidente dell’Unione svizzera Soroptimist e direttrice del progetto svizzero , ricordando alcuni dati: ogni anno circa 6600 donne in Svizzera ricevono una diagnosi di tumore al seno e oltre 1400 muoiono a causa di metastasi, spesso legate a diagnosi tardive. Da qui l’insistenza sullo screening e sulle differenze tra Cantoni, perché non ovunque esistono programmi sistematici e gratuiti.

La mostra, composta da dieci ritratti, presenta donne reali: non modelle, ma persone con un nome, un lavoro, una storia. La malattia viene raccontata come parte di un percorso, non come identità.

Nel corso della serata si è parlato anche della petizione online lanciata dal Soroptimist International Unione Svizzera nell’ambito del progetto “Emozioni in Rosa”. L’obiettivo è garantire in tutti i Cantoni svizzeri un programma di screening mammografico sistematico e gratuito, eliminando le disparità oggi esistenti tra le diverse regioni.

Uno dei momenti centrali è arrivato con la testimonianza di Patrizia Riboldi, socia Soroptimist Club Moesano e autrice del diario “Cento giorni di guarigione: Tu non sei il tuo tumore”. Patrizia ha raccontato la diagnosi e le terapie attraverso emozioni concrete: paura, rabbia, incredulità, ma anche la scelta di affrontare tutto “giorno dopo giorno”. Da qui l’idea del diario: frasi brevi come punti d’appoggio e pagine lasciate a chi scrive, senza imporre un’idea di positività a tutti i costi.

Proprio sul “dopo” si è concentrato l’intervento di Noëlle Bender, infermiera specializzata della lega contro il cancro, che ha richiamato l’attenzione su ciò che spesso resta meno visibile: la ripartenza dopo le terapie, il recupero delle energie, l’impatto sulla vita familiare e lavorativa, la ricostruzione della fiducia nel proprio corpo. Bender ha anche chiarito un punto terminologico: lo screening non è prevenzione in senso stretto, ma diagnosi precoce. Non impedisce l’insorgenza del tumore, ma permette di intercettarlo prima, aumentando le possibilità di cura.

La discussione si è aperta agli interventi dal pubblico, con testimonianze personali e riflessioni sul peso che la malattia ha anche su chi sta accanto, tra il desiderio di proteggere i propri cari e l’importanza di condividere paure ed emozioni.

Il progetto si è concluso venerdì 13 marzo, con un caffè narrativo condotto da Aixa Andreetta. Vi hanno partecipato una decina di donne che hanno portato le loro testimonianze molto toccanti: dal lato di chi è stata colpita dalla malattia personalmente e di chi si è confrontata come parente, o curante o/e amica.

(TF/BT)